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Peso_farmaci_antidepressivi

IL PESO DEI FARMACI ANTIDEPRESSIVI
Se chiediamo al database PubMed (NLM) quali articoli pubblicati nell’anno appena trascorso e archiviati abbiano trattato il problema farmaci e perdita di peso corporeo, troviamo 230 lavori. E se poniamo la stessa domanda per l’aumento di peso ne troviamo 175. L’interesse per molecole in grado di promuovere un calo ponderale non stupisce. Il trattamento farmacologico dell’obesità (e del diabete di tipo 2) è uno dei grandi capitoli della ricerca chimico-biologica degli ultimi anni e dà il maggior contributo ai 230 articoli appena citati. Una frazione minore di questo primo gruppo di lavori scientifici è dedicata poi alla perdita di peso come effetto collaterale indesiderato di alcune terapie. Gli studi dedicati all’aumento di peso da farmaci e, in particolare, da psicofarmaci rappresentano l’altro corno del problema e pongono interrogativi e dilemmi importanti. Anche di natura medico-legale: cominciano ad esser segnalate azioni legali intraprese contro medici e case farmaceutiche per aumenti di peso e sviluppo di diabete attribuiti a terapie farmacologiche (vedi p.e. il sito web www.onlinelawyersource.com). L’aumento del peso corporeo è un effetto collaterale attribuito a molti farmaci (2006-Current Medical Diagnosis and Treatment, New York, Lange Medical Books, 2006): baclofen (antispastico analgesico nella nevralgia del trigemino), carvedilolo (beta-bloccante), danazolo (inibitore delle gonadotropine usato anche coma contraccettivo d’emergenza), diazoxide (anti-ipoglicemico), estrogeni, glucocorticoidi, insulina, leuprolide (inibitore delle gonadotropine, antiendometriotico, antineoplastico), megestrol (progestinico, antineoplastico), minoxidil (anti-ipertensivo), progestinici, reserpina (antipertensivo), sulfoniluree (ipoglicemizzanti), talidomide (vecchio farmaco antinausea degli anni Cinquanta, bandito negli anni Sessanta del Novecento e ora usato nella lebbra e nell’AIDS), tiazolidinedioni (pioglitazone, rosiglitazone: ipoglicemizzanti) e molti psicofarmaci. Soffermiamoci su quest’ultima categoria: durante il trattamento con farmaci psicotropi un effetto collaterale frequente è l’aumento - a volte grave - del peso corporeo. Il fenomeno, se non contrastato, diminuisce la compliance alle cure e aumenta il rischio di sviluppare una serie di comorbilità somatiche che comprendono, in particolare, le malattie cardiovascolari e il diabete-tipo-2. Al fenomeno concorrono azioni dirette e indirette, come l’ipotiroidismo da litio o la sedazione da antipsicotici. La capacità degli psicofarmaci di modificare il peso corporeo e le condotte alimentari è legata alla loro azione sia sui sistemi neurotrasmettitoriali, che su quelli neuroendocrini e immunomodulatori. A proposito di questi ultimi, sembra probabile che all’aumento di peso indotto da psicofarmaci contribuisca, in particolare, la citochina proinfiammatoria tumor-necrosis-factor-alpha (TNF-alpha). In effetti, diversi agenti psicotropi influenzano molto rapidamente questo sistema, già prima che cominci l’incremento ponderale, e cambiamenti nel sistema TNF-alpha potrebbero avere un valore predittivo rispetto all’aumento del peso corporeo farmaco-indotto LASERLAB PALERMO
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La Tabella 1 riassume gli effetti dei principali psicofarmaci sul peso corporeo, definiti come aumento, diminuzione e nessun effetto. L’ordine, all’interno delle colonne della tabella, è semplicemente alfabetico. TABELLA 1: Psicofarmaci e peso corporeo.
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È evidente che la maggior parte delle molecole elencate provoca incremento ponderale. Il dato, però, non deve essere utilizzato in senso terroristico per stigmatizzare l’uso degli psicofarmaci: dalla cloropromazina in poi, antipsicotici, antidepressivi, ansiolitici e stabilizzatori dell’umore hanno dato un contributo essenziale ai progressi delle terapie psichiatriche degli ultimi cinquant’anni. Un bilancio richiede sempre la valutazione dei benefici oltre quella dei costi. Accanto alla ricerca diretta a individuare molecole che a parità di efficacia non provochino aumenti di peso, grande spazio deve esser dato a interventi di prevenzione e di attenta gestione clinica dei casi. Il tradizionale team psichiatrico può essere aiutato, quando necessario, da un medico internista-nutrizionista e da un dietista. Tanto più che in alcune malattie psichiatriche come la schizofrenia il rischio-obesità è maggiore rispetto alla popolazione generale anche in assenza di trattamenti psicofarmacologici. La Tabella 2 riassume poche regole di base da seguire nel corso di un trattamento con psicofarmaci potenzialmente obesogeni. TABELLA 2 Prevenzione e gestione clinica dell’obesità iatrogena da psicofarmaci
Avvertire il paziente del rischio e fornire indicazioni preventive. La prevenzione è l’arma Considerare i fattori di maggior rischio (genere femminile, predisposizione al Monitorare il peso corporeo (ogni settimana) e la funzionalità tiroidea Limitare le bevande caloriche (particolare attenzione all’alcol e alle bibite dolci) Limitare il consumo di grassi e zuccheri semplici LASERLAB PALERMO
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Controllo del grazing (piluccamento fuori pasto) con eventuale uso di un diario Esercizio fisico (camminare almeno 60’ al giorno; ginnastica, sport) Se necessario, suggerire una consulenza dietologica Escludere sempre l’eventualità di una gravidanza come causa dell’aumento di peso LASERLAB PALERMO
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Source: http://www.studiodileo.net/greg/articoli/peso_farmaci_antidepressivi.pdf

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